Il Brand Emotion e i suoi ambassador

11 dicembre 2014

Sicurezza, gratificazione, amore, senso di potenza; sono tutte emozioni che tutti proviamo quando acquistiamo qualcosa che suscita in noi un certo coinvolgimento: l’oggetto del desiderio, il tanto ambito e sognato oggetto, che probabilmente non riusciremo a stare senza.

 

E’ il presupposto, non chè principio portante dell’ Emotional Branding.


La tecnica tanto famosa quanto complessa da mettere in atto, è una di quelle pratiche che i brand attuano per attrarre i consumatori grazie ad uno stato emozionale, quale positivo o negativo. Questi brand sono capaci di costruire un campo magnetico attorno a sé, in grado di attirare il consumatore proprio come fosse una calamita.

Come si fa a mettere in pratica questa tecnica?

Cocacola c’ha messo poco più di qualche anno, Pandora alcuni mesi, ma come hanno fatto a scalare la vetta della piramide dei bisogni, e a diventare beni di prima necessità anche quando non soddisfano bisogni come la fame e la sete?

E’ qui che etra in scena la comunicazione: rendere, presentare il brand con colori, claim e slogan semplici e contagiosi, rendendo il consumatore un vero e proprio Target.

 

Le attività per raggiungere tali obiettivi sono molti e tutti da eseguire in modo molto accurato:
Ingenti investimenti in marketing e pubblicità, post, condivisioni, guerrilla actions, presenza sul territorio per un prodotto che nonostante quel determinato brand, esisteva già da tempo, ma che non ha saputo comunicare l’esigenza o meglio, la tendenza di avere un accessorio considerato sempre “più personale” nonostante i suoi ciondoli siano uguali in tutti il mondo.

 

Intanto chi riesce a posizionarsi alla top of the mind della gente, diventerà un oggetto del desiderio soprattutto per chi non potrà comprare quel determinato oggetto: word on mounth, il passaparola, “il primo regalo che mi farò sarà…”

E’ questo quello compriamo al supermercato, o nei grandi negozi, non un bene di prima necessità, ma la felicità che quell’acquisto apporta alla nostra vita.

 

Perché tra i tanti vini a noi proposti, per un invito a cena, tenderemo a scegliere sempre un marchio noto? per poter apportare al commensale un valore aggiunto: “Farò proprio una bella figura portando questo vino, piuttosto che l’altro”.

 

L’emotional branding va ad agire proprio sul processo decisionale del consumatore, e pur di farsi scegliere è pronto a mettere in campo non una risorsa, fino a diventare molto più di un marchio che fa prodotti: molti sono i casi di Brand Ambassador, persone che apprezzano talmente tanto una determinata casa produttrice da diventarne un testimonial de facto.
Valori, norme e morale, possono rendere un brand più affascinante e rispettabile. Un caso fu Amazon e la sua campagna contro l’analfabetismo in India, o Apple con il suo rispetto per l’ambiente.
Determinati principi etici vengono così apprezzati dai consumatori tanto da renderli propri e i propri trasmetterli alle aziende: è così che inizia una storia d’amore lunga una vita: Consumatore-Brand.

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